Il proiettile d’argento

  • di Andrea Granelli e Odile Robotti


  • Risorse Umane e Organizzazione


L’aumento globale della popolazione anziana accelera e non è più solo un fenomeno del primo mondo. Gli anziani, il 12% della popolazione mondiale, diventeranno quasi il doppio entro il 2050 (Global Age Watch Index). meraviglia che, solo negli Usa, gli anziani valgano già 7 trilioni l’anno (stime di Merrill Lynch), cioè poco meno della Cina e più del Giappone. La capacità di spesa di questo gruppo supererà i 15 trilioni globalmente nel 2020 secondo Euromonitor. Anche l’Italia conta molti anziani: il 29% della popolazione ha più di 60 anni, mentre il 20% è composto dalle persone over 65. La percentuale aumenterà ancora: il nostro è uno dei Paesi in cui la speranza di vita è più alta nel mondo. Si prevede che nel 2021 gli over 65 saranno il 23,9% e nel 2051 saliranno al 34,3% (Istat 2014; Eurostat 2014). Solo Giappone e Germania stanno invecchiando più velocemente di noi: praticamente siamo medaglia di bronzo.

Senza false ipocrisie, constatiamo che nelle organizzazioni gli anziani sono più spesso tollerati e marginalizzati che valorizzati. Vale la pena di riflettere su alcuni accorgimenti che possono aiutare le organizzazioni a cogliere il potenziale dei senior e del lavoro intergenerazionale, cioè a usare il proiettile d’argento. Partendo da una premessa: la comunicazione organizzativa a generazioni diverse debba essere differenziata. Il poliglottismo generazionale, competenza indispensabile per i leader, significa saper comunicare bene con persone di età diverse. Per possedere questa capacità, bisogna anzitutto conoscere le diverse generazioni e il contesto in cui si sono sviluppate le caratteristiche che le connotano. Generazioni diverse, portatrici di competenze e atteggiamenti differenti, non sempre si miscelano spontaneamente, con il rischio che l’organizzazione sia solo multi-generazionale (non inter-generazionale) e non incassi il dividendo della diversità, che si realizza solo in presenza di inclusione e effettivo interscambio. primo passo, ovvio ma non sempre realizzato, è di non ghettizzare i senior e, anzi, favorire proattivamente occasioni significative di contatto tra loro e tutti gli altri, compresi i più giovani.

 

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